Da quando sono nata, sono mancina, tranne che per un breve periodo di 30 anni. Mi spiego. Ai miei tempi, cioè negli anni Settanta, i bambini mancini erano obbligati a scrivere con la destra. La mia maestra ci riuscì solo perché non volevo deluderla e se mi avesse chiesto di camminare a testa in giù, avrebbe ottenuto anche quello.

In casa non riuscirono a farmi mangiare con la destra, e dopo un tempo d’insistenza da parte di mio padre e un tempo di reticenza da parte mia, non permisi mai di passare le posate dalla sinistra alla destra. Ero contenta che la mia maestra elogiasse i miei sforzi, ma nel frattempo ignorava la devastazione cognitiva, che stava operando in me. Ebbi difficoltà ad apprendere il meraviglioso meccanismo della lettura e la mia grafia era come se non mi appartenesse.

Nel tempo ebbi difficoltà con la matematica, tant’è che alle superiori ero rimandata sempre e solo in matematica. Erano sufficienti gli ultimi 15 giorni di vacanza, per superare ogni anno brillantemente gli esami, che lo chiamavo il mio piccolo “miracolo estivo”.

Eh sì, negli anni ’70 era dura andare a scuola per una mancina. La quotidianità scolastica mi fece dimenticare il mio mancinismo e con molta fatica curai la calligrafia da destrimane. Ogni tanto a casa però scoprivo qualche fenomeno da baraccone, che mi ricordava lo sghiribizzo d’essere mancina. Mi ricordo lo stupore di quando scoprii di saper scrivere contemporaneamente con due mani la stessa parola, o come trovassi rilassante scrivere con la sinistra da destra verso sinistra, sì proprio come faceva Leonardo Da Vinci – mancino anch’esso -, ma della sua mancinità lo scoprii solo in seguito.

Una domanda frullava come una farfalla nella mia testa: com’era possibile che fossi mancina, poiché i miei genitori e mio fratello erano destrimani? Da chi avevo preso questa strana alchimia? Perché ero diversa da loro? E perché non mi permettevano di essere mancina a scuola? Era una malattia? Ero, come si usa dire oggi, una diversamente abile? Nessuno mai l’ha affermato direttamente, ma un alone di tacito consenso mi faceva dubitare della mia normalità.

<<Come scrivi male? Sei svogliata!>>

<<No, ha difficoltà, è mancina>>

<<Ah, capisco.>>

E uno sguardo carezzevole e dispiaciuto si poggiava lieve sulle mie trecce infiocchettate.

Cos’è il mancinismo e come sono stati trattati nella storia i mancini?

Uno studio del 2020 basato sulla meta-analisi su più di 2 milioni di persone, ha stimato la prevalenza del mancinismo nella popolazione al 10%. In prevalenza ci sono più uomini che donne ed è più frequente tra i gemelli monozigoti.

Il termine “mancino” deriva dal latino “mancus” e significa “mutilato”, “storpio”. L’etimologia della parola “mancino”, conferma il pregiudizio negativo verso il mancinismo. Termini sinonimi di “mancino” è “avverso”, “sfavorevole”, “funesto”, “minaccioso”, “disastroso” e chi più ne ha più ne metta. Nella storia delle varie civiltà europee ed extraeuropee il mancino è visto come un “invertito” e come un “rovesciato”.

Secondo la ricerca di Left – Handedness common in Ace Age, pubblicata sul magazine scientifico Biology Letters nel 2004, i ricercatori si sono domandati come mai la media dei mancini sia rimasta costante nei secoli. La risposta sta nel fatto che sebbene il mancinismo sia relativamente raro, l’essere mancini comportava dei vantaggi rispetto ai destrimani, che in età preistorica poteva rivelarsi determinante nel combattimento.

Nell’Antico Egitto, non di rado raffiguravano i loro nemici come mancini, mentre i giusti erano destrorsi. Il pregiudizio affonda le radici sul concetto di “minorità”. I mancini, essendo numericamente inferiori ai destrimani, erano malvisti e reputati alla stregua degli “scherzi della natura”, perché l’utilizzo della mano sinistra era un’incomprensibile eccezione.

L’usanza di mettere la fede nuziale nel terzo dito della mano sinistra ha origine nell’antica Roma ed è il tentativo magico di respingere il male associato alla mano . Analogamente la pratica di stringere la mano destra in segno di saluto, nasceva dall’esigenza di dimostrare l’assenza di armi nascoste.

Un ruolo fondamentale nella discriminazione che in passato è stata operata ai danni dei mancini l’ha giocato la religione ebraico/cristiana. La Bibbia, infatti, non ha dubbi a riguardo.

Matteo 25,31-46

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

 

Quindi sulla sinistra i manchevoli e i “dannati” e sulla destra i “giusti”. Da qui anche la superstizione che i mancini operino con la mano del demonio, ma lo vedremo tra un attimo. La sinistra, nella religione cristiana e nelle sacre rappresentazioni grafico pittoriche, è sempre stata considerata “l’altra mano”, quella del diavolo. Il demonio, nelle iconografie medievali è dipinto con due arti identici e non speculari. La sinistra era considerata, “la mano sbagliata”, per definizione.

Anche tra gli islamici la mano sinistra è considerata impura, perché adoperata per le abluzioni delle parti intime.

In Giappone, il mancinismo era del tutto inaccettabile e ancora oggi lo è per diversi aspetti. In tempi passati era considerato una “deformità” e quindi un ottimo motivo di ripudio.

Torniamo adesso però in Occidente. Nel Medioevo, diversamente da quanto ci si può aspettare, in pieno periodo di “Caccia alle Streghe”, i mancini non rientrarono tra i perseguitati. In realtà, pur rimanendo malvisti, furono ignorati perfino da quella Chiesa, che tanto li adocchiava con sospetto. Probabilmente erano troppi per poterli perseguitare, e ancor più probabilmente alla Chiesa non portava alcun vantaggio perseguitare una parte di popolazione tra cui rientravano personaggi di spicco.

Il XVIII e il XIX secolo fu dura per i mancini e la discriminazione fu feroce e istituzionalizzata. Per sopprimere il mancato destrismo e imporre la conformità nel sistema educativo, si usava legare il braccio sinistro dietro la schiena e rinforzare l’uso della destra. Inoltre s’infliggevano pene corporali su chi fosse sorpreso a scrivere con la mano sinistra.

Cesare Lombroso, noto medico e antropologo di fama internazionale, nel XIX secolo identificava diverse caratteristiche facciali e razziali con tratti criminali. Quando rivolse la sua attenzione allo studio delle mani, associò al mancinismo un comportamento patologico, selvaggio e delinquenziale.

Alcuni decenni dopo Abram Blau, psicanalista americano, arrivava a considerare il mancinismo un difetto ereditario, un’aberrazione dovuta alla negazione del proprio patrimonio genetico. Il mancino adulto, prosegue, diventava testardo, ostinato, rigido e ribelle, ossessionato dall’ordine e dalla pulizia.

Nello stesso periodo lo psicologo britannico Cyril Burt, descriveva i mancini come testardi e ostinati, oltre che sgraziati e goffi. Parecchi intellettuali e psichiatri fino alla fine del secondo dopoguerra, hanno ricercato prove che documentassero l’inferiorità mentale e comportamentale dei mancini, fino al punto da dichiarare in un trattato d’inizio ‘900, che il mancino fosse predisposto alla schizofrenia.

Solo negli anni ’70 del secolo scorso, grazie al progressista filosofo e pedagogista John Dewey, che si fece promotore di una rinnovata tolleranza verso le differenze individuali e la non conformità, fu dimostrata l’innocuità del mancinismo.

Va però ricordato che in Italia fino agli anni ’70, gli insegnanti continuavano a infliggere regolarmente punizioni corporali e pressioni psicologiche sugli studenti mancini, perché era obbligatorio scrivere con la destra.

La situazione è andata via via normalizzandosi a tal punto da istituire ufficialmente “La giornata internazionale dei mancini”, che ricorre il 13 agosto, per lo scopo di diffondere la conoscenza della “laterizzazione” meno diffusa nella popolazione e le sue implicazioni nella vita quotidiana.

Recenti studi hanno confermato l’esistenza di mancinismo anche nei gatti, sperando che questa notizia non li discrimini come hanno fatto per i loro amici umani.

Volete sapere come ho riacquistato la mia mancinità? Vi ricordate quanto abbiamo detto, che i mancini fossero considerati testardi, ostinati e ribelli? Beh, un po’ ci sta e vi spiego anche il perché.

Quando ho iniziato a insegnare era il 1997, la prima cosa che mi fu evidente, con mia grande soddisfazione, era vedere i bambini mancini esprimere liberamente la propria “laterizzazione”. Così in un ambiente scolastico meno ostile e con la fede nella circolarità dell’insegnamento/apprendimento mi sono messa in gioco anch’io. Ho iniziato a impugnare con difficoltà e con ancora un pizzico di vergogna il gesso con la sinistra e in due parole ho raccontato la mia storia ai bambini di quinta. Chiedevo loro di avere un po’ di pazienza e di correggermi, se non comprendevano lo scritto. I ragazzi m’incoraggiarono molto e credo che, senza la loro complicità, non avrei fatto i progressi che oggi posso vantare. Scrivere e disegnare con la sinistra fu per me una grande sfida affrontata e vinta. Dalla lavagna passai al foglio protocollo e poi al quadernino. Ricordo ancora con emozione la mia prima scritta sulla lavagna con la mano sinistra: era timida, piena d’impaccio e infantile. Era là, in quella scuola romana, che la piccola Lorena mi aspettava, per sbloccare tutto il suo potenziale e credere che avrebbe vinto tutte le altre sfide della vita. Avvertii come un’allentare la presa dentro la mia testa, un condizionamento dettato dalla superstizione, che aveva condizionato 30 anni della mia unica vita.