Tu sei energia

Tu sei energia!

Accadde in un dorato pomeriggio di settembre. Passeggiavo in solitaria, nel parco romano degli Acquedotti, oltre gli archi. L’aria era ancora tiepida e i raggi del tramonto indoravano le mura dell’Acquedotto Felice.

Ero immersa nei miei pensieri e nei miei progetti. Poi respirai profondamente e provai un senso di benessere, circondata da tutto quel verde. Mi trovavo nel parco, dove ho trascorso le ore giocose della mia infanzia e quella parte del parco che ho chiamato, con affetto, “il mio giardino all’inglese”.

Le foglie degli alberi caduchi stavano prendendo un colore aranciato. L’autunno era alle porte. Devo ammettere, che l’autunno è la mia stagione preferita: così romantica e così struggente. L’autunno, raccontato in una frase, è per me, un esserci consapevole, che sta per trasformarsi in altro; sì un gioco di equilibri instabili, meravigliosa metafora della vita.

Camminavo sul viale principale, ascoltando il suono dei ciottoli sfregati, sotto le mie scarpe. Mi fermai d’istinto, per avere i piedi ben piantati a terra e chiusi gli occhi. Respirai e la mente si placò. Ero come immersa in un istante eterno. Tutto e niente erano intorno a me. E fu allora che sentii come una corrente di energia, che fluiva dalla testa ai piedi e andava ancora oltre, inabissandosi nel sottosuolo.

Provai una calma interiore. Tutto ciò che si muoveva intorno a me, ebbe lo stesso spostamento energetico. Consapevoli o no, era accaduto. Il silenzio siderale. Era giunta la quiete, dopo l’immersione nella caverna dell’interiorità. Riaprii gli occhi e la mia mente era come placata, in quiete. Ero entrata in quel momento, con tutte le altre creature, nel silenzio siderale.

All’epoca non sapevo neanche cosa fosse. Ne parlai con un amico, William, che mi spiegò cos’era successo. Mi offrì una buona tazza di tè e cominciò a parlare dell’energia sottile.

All’interno del nostro corpo e nel mondo, che ci circonda, si muovono forze reali, che non possono essere né viste né sentite. e che in molti casi non sono registrate nemmeno dai più sofisticati strumenti scientifici. Per poterle descrivere, negli ultimi anni i ricercatori hanno coniato il termine “energia sottile”.

Anche se la comprensione di tali forme energetiche fa parte da millenni di molte culture e tradizioni spirituali, la scienza occidentale comincia a parlarne solo adesso e a riconoscerne l’esistenza, facendone l’oggetto di materie disparate come la fisica, la psicologia, l’ingegneria e quant’altro.

All’inizio del ventesimo secolo, Albert Einstein, ha dimostrato con l’aiuto della fisica ciò che i maestri orientali insegnano da millenni: nel nostro mondo materiale, tutte le cose animate e inanimate sono composte di energia e la irradiano.

La Terra è un grande campo di energia, o meglio, un campo formato da una moltitudine di campi energetici.

Il corpo umano è un microcosmo, che riflette e interagisce con tutta questa energia. I viventi insomma, sono una vera e propria costellazione di numerosi campi energetici, che interagiscono tra loro.

Albert si chiese: “per quali motivi l’energia segue determinati modelli di comportamento? Che cosa li tiene al loro posto?”  Fu proprio grazie alla ricerca delle risposte a queste domande, che Einstein divenne profondamente religioso, e giunse alla conclusione che la continua evoluzione dell’universo e la sua natura dinamica potessero essere intese solo come l’opera di un’Intelligenza o Guida superiore, provenienti da un’altra dimensione.

I maestri spirituali insegnano da millenni che il nostro mondo fisico si trova all’interno di una dimensione trascendente più ampia, quella dello Spirito o dell’Assoluto. Insomma, l’energia e lo Spirito sono intimamente legati.

Dopo questa prima spiegazione provai un senso di vertigine e chiesi di interrompere l’incontro, ma con la promessa che avremmo ripreso l’argomento, dopo che avessi “digerito” queste prime informazioni.

Dopo circa un mese mi ritrovai davanti ad un’altra tazza fumante con William, sempre disponibile.

Tu sei energia! L’energia è la materia grezza con cui lo Spirito forma continuamente la nostra realtà fisica e si muove nel nostro mondo. È il ponte tra lo Spirito e la materia. Un mistico indiano, Swami Muktananda, afferma che lo Spirito, la kundalini, crea l’universo partendo dal suo stesso essere; ed è lei che si trasforma in quest’universo, diventando tutti gli elementi dell’universo ed entrando nelle varie forma di vita, che vediamo intorno a noi. Diventa il sole, la luna, le stelle e il fuoco per illuminare il cosmo da lei creato. Diventa il prana, la forza vitale che mantiene in vita tutte le creature, compresi gli esseri umani. È lei che si muta in acqua per placare la nostra sete e in cibo, per placare la nostra fame. Tutto è Kundalini – afferma il mistico – tutto è energia suprema che muove e anima ogni cosa. Entra in ogni cosa senza perdere la propria essenza e purezza.

Le energie sottili quindi, sono parte integrante di un paradigma di vita in evoluzione. Einstein comprese che siamo esseri energetici e viviamo in un universo energetico.

Anche l’attività energetica sottile della Terra, della Luna e del Sole influenza la nostra esistenza. Quella della Terra è un’energia più materiale: il suo campo di energia ci avvolge per tutta la vita, consentendoci di percepire le sue pulsazioni e influenzandoci con le sue variazioni d’intensità.

Tutti noi possediamo la capacità di percepire energie che non sono registrate da alcun mezzo tecnologico: si tratta di un sistema di percezione sottile su cui facciamo affidamento senza nemmeno rendercene conto. Per poterlo utilizzare a livello pratico dobbiamo prima diventare consapevoli.

Che cosa percepiamo esattamente? Secondo la visione della cultura occidentale, basata su quella che noi consideriamo la realtà fisica, per essere considerato reale qualunque tipo di energia dev’essere misurato da strumenti scientifici.

I fisici convenzionali ammettono quattro tipi di energia: l’elettromagnetismo, la gravità e le due forze subatomiche, cioè la forza nucleare forte e debole.

In base alle credenze religiose millenarie, la nostra realtà è multidimensionale e ci permette di sperimentare un intero spettro di forme energetiche provenienti dalla dimensione fisica e oltre. Questo è stato confermato dallo studio svolto nel Salk Institute. Insomma, grazie al nostro sistema percettivo, siamo in grado di individuare le energie che la tecnologia più sofisticata non riesce a registrare. Questo perché gli esseri viventi, a differenza dei macchinari – costituiti solo da minerali -, sono come dei “trasduttori”, che aiutano il vivente a identificare le energie. I viventi sono legati al cosmo e grazie a questa capacità di cogliere l’energia e usarla a nostro beneficio, lo si deve all’intervento delle ghiandole endocrine, il sistema nervoso e il campo bioenergetico a cui tutti i sistemi sono connessi. Il nostro stesso campo bioenergetico è un fenomeno sottile non misurabile, ma che ci mantiene in vita, e quando si muore, non è più presente.

Sostanzialmente il campo bioenergetico è la vita stessa, e ne deriva che qualunque sistema vivente è un trasduttore perché mette in connessione la dimensione fisica con il regno sottile sottostante.

La complessità dell’argomento richiese un’altra pausa di riflessione e con William fissammo un altro incontro dopo un mese.

Come chiamare questa energia sottile? Ogni cultura utilizza termini precisi e del tutto soggettivi per riferirsi a questa forza elusiva. C’è chi la chiama “bioenergia”, chi “biomagnetismo”, chi ancora “forza vitale”. Nell’antico Egitto era chiamata “Ankh”, in Cina “Qi” e in India “prana”. Nell’antica Grecia, che influì sulla traduzione biblica, “pneuma”, traducendo dall’ebraico “ruah”, soffio vitale.

Un giorno fu chiesto a Muktananda quale fosse il vero nome dell’energia sottile e la risposta non tardò a scuotere gli ascoltatori: “Noi possediamo il linguaggio delle mele e vogliamo parlare di arance, finendo così per balbettare; cerchiamo piuttosto di essere pazienti, perché dobbiamo imparare un nuovo linguaggio. Il problema non è nella conoscenza, ma nel modo in cui si formula. Nel punto dello spazio e nel tempo in cui ci troviamo, abbiamo un certo linguaggio e una determinata simbologia che ci consentono di descrivere ciò che sappiamo. Esistono però molte altre possibilità”.

Secondo la tradizione scientifica occidentale, esiste solo ciò che può essere misurato dalla tecnologia: in base a questa logica, le onde celebrali hanno iniziato ad esistere solo dopo l’invenzione delle apparecchiature per l’elettroencefalogramma.

Per quanto riguarda lo spirito e l’energia, l’esperienza umana deve prevaricare il limite scientifico, facendo forza sulle tradizioni arcaiche.

Quindi? Cosa possiamo asserire alla fine di queste conversazioni?

  1. Noi siamo energia. Quando pensiamo alla nostra anatomia, pensiamo al corpo materiale. In realtà possediamo anche un’anatomia energetica, composta di molteplici campi di energia, che interagiscono tra loro, avvolgendo e penetrando il nostro corpo, governandone il funzionamento ed estendendosi nel mondo che ci circonda. Questa struttura serve da veicolo per la circolazione delle energie vitali, che ravvivano e animano la nostra esistenza.
  2. La Terra possiede un’anatomia energetica, simile alla nostra, che influenza i nostri campi di energia individuali. L’intero pianeta e la biosfera in cui viviamo costituiscono un gigantesco organismo dalle qualità metaboliche ed energetiche individuali. I centri, i canali e i campi di energia emanati dalla Terra sono in molti sensi analoghi ai nostri. Se comprendiamo la vita energetica dell’ampio sistema di cui facciamo parte, possiamo imparare a vivere con maggiore armonia ed equilibrio.
  3. I nostri rapporti con le altre persone sono modellati dall’interazione delle nostre energie. Gli stati energetici di ciascuno di noi possono introdurre dinamiche in grado di influenzare i nostri rapporti con chi ci sta accanto in maniera ancora più profonda della psicologia o della nostra storia familiare. Toccando un’altra persona noi influenziamo ciò che accade al suo campo di energia. Possiamo imparare a comprendere l’impatto della nostra energia sugli altri e della loro su di noi, in modo da porci in relazione con grande chiarezza ed efficacia.
  4. Grazie alla respirazione, in ogni momento noi attraversiamo il confine tra il fisico e lo spirituale. Non esiste alcuna attività vitale più importante della respirazione, che rappresenta la nostra connessione intima e immediata con la forza vitale in ogni singolo istante della nostra esistenza. È un legame diretto con molte espressioni di energia sottile e sintonia spirituale, una porta d’accesso a stati profondi di pace e armonia.
  5. Ognuno di noi è capace di sostenere e coltivare la propria energia vitale. La nostra energia vitale possiede un metabolismo che possiamo comprendere, e con il quale siamo in grado di interagire. Prestando attenzione agli alimenti che ingeriamo, ai nostri modelli comportamentali legati al riposo e all’attività, oltre che alla pratica delle discipline concernenti lo sviluppo dell’energia, possiamo assumere il controllo della nostra energia vitale.
  6. La meditazione, la preghiera e la guarigione favoriscono il verificarsi di fenomeni di energia sottile, che rappresentano il contatto con la dimensione spirituale. Molte esperienze, che avvengono durante queste pratiche, possono essere intese come prova diretta di uno stato di comunione o comunicazione con lo Spirito. Le capacità terapeutiche sono presenti in ciascuno di noi: nell’arco della nostra esistenza le usiamo in maniera del tutto inconsapevole.

Compresi che quello era l’ultimo incontro su quest’argomento, perché William si alzò e portò via la tazza vuota del mio tè, senza aggiungere altro.

Uscita dal suo appartamento, attraversai di nuovo il Parco degli Acquedotti. Giunta sul luogo dove avevo sperimentato, per la prima volta l’energia sottile, semplicemente chiusi delicatamente gli occhi e respirai.

Superata da poco la soglia dei 50 anni ho iniziato a mettere nero su bianco ciò che la vita mi ha insegnato e l'amore, che nutro per essa e per le sue creature. Questo amore si è concretizzato in tre perle preziose: in una famiglia, nella custodia di una porzione di terra, di cui sono amministratrice della Natura ed infine custode di verità palesi solo a chi ha aperto gli occhi del cuore. Proprio come dice il vecchio adagio indiano: Un uomo felice è colui che ha avuto un figlio, ha piantato un albero e ha scritto un libro. Ed io sì, io sono felice. Lorena Ciullo

Related Post