Se fai una bella passeggiata in campagna, tra la fine di giugno e gli inizi di luglio troverai distese di fiorellini gialli oro, che rendono i campi, preziosi agli occhi degli estimatori delle pianti officinali. Quell’oro, che fa capolino tra ciuffi d’erba, è l’iperico, una pianta officinale.

Come puoi riconoscere la pianta di iperico?

L’iperico è una pianta con rizoma corto e fusto eretto, di circa un metro, legnoso e ramificato. Le foglie sono opposte ovali o oblunghe, picchiettate di minuscole ghiandole trasparenti, come se fossero mangiucchiate dagli insetti. È proprio là invece, che è contenuto l’olio essenziale. Da qui l’appellativo che si dà all’iperico di “perforato”. I fiori, di colore giallo intenso, sono riuniti in una sorta di corimbo, compaiono in estate; se stropicciati colorano la pelle di rosso. Tutta la pianta emana un odore gradevole.

L’iperico ( dal nome botanico: Hypericum perforatum) è una pianta della famiglia delle Hypericaceae. Le sue sommità fiorite sono ricche di flavonoidi e svolgono un’azione antidepressiva sedativa.

Le proprietà terapeutiche delle sommità fiorite dell’iperico sono dovute al fitocomplesso, rappresentato essenzialmente da flavonoidi, come l’ipericina, la rutina, la quercetina e l´iperoside, sostanze a spiccata azione antidepressiva e sedativa, che si ottengono dall’estratto secco o dalla tintura madre.

          L’ipericina, in particolare, inibisce due enzimi responsabili della disattivazione di vari mediatori del sistema nervoso centrale (serotonina, dopamina, noradrenalina) e aumenta la secrezione notturna di melatonina, aiutando chi soffre d’insonnia a riprendere il giusto ritmo di veglia e sonno. È, inoltre, in grado di accrescere i livelli serici di serotonina, similmente a certi farmaci antidepressivi, riequilibrando del tono dell’umore.

          Diversi esami hanno dimostrato che l´estratto di iperico, limita il riassorbimento di altri due neuro recettori denominati noradrenalina e dopamina che  possiedono anch’essi un ruolo importante nella depressione, negli sbalzi di umore durante il periodo menopausa, nella depressione stagionale e  nei periodi di esaurimento nervoso.

L’infuso della pianta è utilizzato nel trattamento delle forme infiammatorie dei bronchi e delle vie genito-urinarie, come, tosse e cistite, per l’ attività balsamica, antibatterica, anticatarrale e antiflogistica.

Miti e leggende sull’iperico

Spesso le credenze popolari si legano a piante ed assumono nell’immaginario collettivo straordinari poteri, non solo curativi, ma anche esorcistici. L’iperico fa parte da sempre a questa tipologia di piante sacre.

Il nome della pianta “hyper – eikon”, dal greco, può essere interpretato a vari livelli. Il più immediato potrebbe essere “sopra le raffigurazioni”. Infatti cresce tra le vecchie statue, nei terreni incolti. Secondo Ippocrate e Dioscoride, il suo nome significherebbe “al di sopra degli inferi”, cioè la pianta che ti tiene in vita.

Alla pianta di iperico sono attribuiti anche diversi soprannomi o etichette.

L’iperico o meglio noto come la pianta “scaccia diavoli”, per la presunta capacità di cacciare gli spiriti maligni e i fantasmi. E’ noto il titolo di “Fuga daemonorum” cioè scaccia diavoli, in molte popolazioni del nord Europa.

La credenza, secondo cui l’iperico conferiva protezione contro gli spiriti maligni, la si deve in parte al fatto che gli antichi guaritori la usavano come trattamento contro la “malinconia”. Si supponeva che in momenti di tristezza e abbattimento, le forze negative e i demoni trovassero rifugio e forza in coloro che provano questi stati d’animo.  Ancora oggi con l’iperico si curano i leggeri stati d’ansia e lievi depressioni.

Un’altra leggenda narra dell’origine dell’iperico. Sembrerebbe che la pianta tragga origini dal sangue di Prometeo, che fu punito da Zeus, per aver donato il fuoco agli esseri umani, simbolo della luce e della ragione. Un dono prezioso, ma con un doppio risvolto. Infatti se da un lato consente all’uomo di scaldarsi e progettare un focolare, lo rende anche cosciente della morte.

Un’ulteriore leggenda, legata anch’essa al simbolismo ematico, sembra che la pianta sia nata dallo sgorgare del sangue fuoriuscito dalla decapitazione di san Giovanni. Questo legame scaturisce dal tingersi le dita di rosso, se strofini i petali tra le dita.

La pianta è chiamata anche “Erba di san Giovanni. Si racconta, che alla vigilia della festa del Santo, per proteggersi dai malefici delle streghe, fosse utile portare una piantina di iperico insieme alla ruta, all’artemisia e all’aglio. In molti paesi europei nella notte di san Giovanni, c’era l’usanza di danzare intorno ai fuochi – reminiscenza celtica per festeggiare il solstizio d’estate – cingendosi il capo con delle fronde di iperico a mo di corona. Una volta spenti i fuochi, le corone erano gettate sui tetti delle case, per preservarle dai fulmini.

Generalmente i tetti delle case, nel nord Europa, erano ricoperti di paglia.

Le corone di iperico potevano essere appese sulla porta d’ingresso o messo sotto i cuscini per allontanare il male.

Si racconta che il demonio cercasse di bucare le foglie di iperico per permettere ai suoi seguaci di infiltrarsi, ma la pianta non gli concedesse comunque il passaggio e i piccoli fori, che si vedono sulle foglie di iperico, ricordano quest’antica battaglia.

L’aggettivo “perforato” ( dal latino “perforatum”) invece si riferisce al fatto che le foglie, messe controluce, appaiono “perforate”. In realtà, si tratta di piccoli pori oleosi, contenenti ipericina, cioè di un olio di colore rosso rubino. Questo color rubino dell’oleolito, ha dato un significato mistico a questa pianta, che è stata legata alla flagellazione di Gesù Cristo. Infatti nella tradizione la pianta simboleggia il corpo di Cristo flagellato, associando i fori trasparenti delle foglie alle ferite inferte al corpo di Gesù Cristo. Per questo motivo è anche chiamata “pianta della flagellazione”.

Nelle antiche culture, dove si celebrava il Solstizio, l’iperico ha giocato un ruolo rilevante. La forma e il colore dorato dei suoi fiori ricordano il sole e per questo motivo era chiamato anche “iperico, portatore di luce”. Inoltre il tempo balsamico dell’iperico, cioè quando la pianta ha la maggior produzione di principi attivi e pertanto andrebbe raccolta, coincide proprio con il solstizio d’estate, che è il giorno più lungo dell’anno, cioè quando la luce solare domina sulle tenebre. Sarà una coincidenza? Non è però l’unica. Infatti come il sole, l’iperico è anche un potente anti-depressivo, come se avesse catturato la vitalità dei raggi solari donarli a chi ne ha bisogno.

L’iperico fa parte anche del mazzetto che si usa nella notte tra il 23 e il 24 giugno, per “l’acqua di san Giovanni”. Questo mazzetto di diverse piante officinali, tra cui l’iperico, andava immerso in un bacile d’acqua e lasciato per tutto la notte fuori casa, fino a quando l’acqua non avesse imprigionato l’essenza magica delle piante, la brina mattutina – che ha un potente effetto rigenerante – e le energie del solstizio estivo. Il giorno seguente bisognava lavare le mani e il viso con quell’acqua, per essere immuni da ogni tipo di incantesimo.

Ricette, tisane e oleoliti

Adesso però passiamo all’utilizzo dell’iperico. Come possiamo usufruire di queste sue caratteristiche, per migliorare la nostra vita? Quando raccogliere e cosa raccogliere di questa pianta? Come conservarla? Come estrarre i suoi principi attivi?

L’iperico raggiunge la fioritura massima durante il solstizio d’estate. Quindi per cogliere al massimo i principi e gli oli essenziali è necessario raccoglierlo in questo periodo. Una volta raccolto, l’iperico va riunito a mazzetti e fatto essiccare in un posto fresco e asciutto. L’ottimo comunque è utilizzare fresche, le parti raccolte della pianta, appena raccolte.

 

Preparazione dell’oleolito di iperico, per uso esterno

L’oleolito, ottenuto dalla macerazione delle sommità fiorite fresche in olio di riso o di girasole, dal colore rossastro, ha proprietà cicatrizzanti ed emollienti, stimolando la rigenerazione cellulare. Per questo il motivo è usato contro le ustioni, l’eritema solare, in caso di macchie della pelle, psoriasi, secchezza della cute del viso e del corpo, invecchiamento cutaneo, piaghe da decubito, smagliature, cicatrici, e segni provocati dall’acne.

Di questa preparazione si potrebbe dire che è un vero trattamento di bellezza, e probabilmente uno dei prodotti antirughe e anti età più potenti ed efficaci che esista in natura.

 

Oleolito di iperico: 

70 gr di sommità fiorite fresche, 250ml di olio di riso.

Far macerare per 6 settimane in una bottiglia ben chiusa, a temperatura ambiente, quindi esporre al sole per un giorno intero. Filtrare e conservare in bottiglie di vetro scuro, al riparo dalla luce e in luogo fresco.

Sarà sufficiente applicarlo ogni sera su viso e collo per poter constatare i primi risultati anti-rughe e anti-età, già dopo soli 10 giorni di applicazione. Oppure utilizzarlo al momento del bisogno in caso di piaghe, ulcere, scottature.

 

Preparazione di tisane

INFUSO: 1 cucchiaio raso sommità fiorite di iperico, 1 tazza d’acqua

Versare la miscela di foglie e fiori nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 minuti.

Filtrare l’infuso e berlo al momento del bisogno in caso tosse, raffreddore e infiammazioni urinarie

 

Preparazione di tintura madre

50 gocce di tintura madre con un po’ di acqua 1-3 volte al giorno per 2 mesi consecutivi. Interrompere un mese e, se necessario, ripetere il ciclo di trattamento.

Doppia estrazione

E’ possibile ottenere anche una doppia estrazione dell’ipericina dalla pianta dell’iperico, per mezzo Alcool più olio. Questo serve ad avere un prodotto finale sicuramente migliore di quello ottenuto dalla semplice macerazione in olio. L’ipericina è solubile in alcool oltre che in olio, e con una doppia estrazione otterremo più principi attivi nel nostro prodotto finale.

Procediamo. Per prima cosa prendiamo le cime fiorite della pianta con i boccioli ancora chiusi e fiori appena aperti. La droga così rappresentata è la migliore. Dopo aver raccolto a mano fiori e boccioli occorre lavarli ed asciugarli con un panno. Mettiamoli per un paio di ore al sole su un piano in modo che possano essere ben distesi, cosicché tutti gli insetti possano andarsene liberamente ed al contempo il materiale vegetale asciugarsi completamente e perdere un po di umidità. Una volta che i fiori sono perfettamente asciutti li sminuzziamo, o pestiamo in mortaio, in modo che i solventi possano penetrarli in ogni loro parte.
Supponiamo di aver 100 grammi di capolini fioriti e boccioli.
Prendiamone la metà (50 grammi) e teniamo l’altra metà da parte.
Ora pesiamo 100 grammi di alcool puro a 95° (rapporto droga:alcol – 1:2).
Ora in un contenitore di vetro capiente inseriamoci, costipandoli con un cucchiaio, le sommità della pianta e aggiungiamo tutto l’alcol. Lasciamo in immersione 3-5 minuti agitando continuamente con il cucchiaio il vegetale, in modo che tutti i fiori vengano lambiti dal solvente.
Ci accorgeremo che l’alcool si tinge immediatamente di rosso, perché sta sciogliendo l’ipericina e anche dei principi attivi alcool solubili dell’iperico.
Trascorso tale tempo filtriamo con carta e strizziamo bene il vegetale.
Mettiamo questa soluzione in un contenitore di vetro applicandoci sopra una garza tenuta ferma da un elastico, e riponiamolo in un luogo buio ma arieggiato.
Aspettiamo che l’alcool sia evaporato per metà, quindi alla fine ne avremo circa 50 grammi. Occorreranno circa 3-5 giorni in base alla temperatura ambiente, affinché sia ne sia evaporato la metà. L’evaporazione ci permetterà nella successiva fase di avere il giusto rapporto di alcool nell’oleolito e i principi attivi più concentrati.
Nel frattempo procediamo anche con la realizzazione dell’oleolito, prendendo la parte rimanente del materiale vegetale (50 grammi), un barattolo di vetro in cui ci mettiamo i fiori ed aggiungendovi sopra di essi 250 grammi di olio (oliva, mandorle dolci o riso) ricoprendoli completamente (rapporto droga:olio – 1:5).
Mettiamo una garza tenuta ferma da un elastico, assicurandoci in questo modo di far evaporare la poca acqua rimasta nella droga fresca o parte dell’umidità in essa contenuta.
Potete tenere la garza per i primi 3/5 giorni, dopodiché rimettete pure il coperchio originale del barattolo e chiudete ermeticamente.
Il barattolo va lasciato all’aperto, sotto il sole, e di tanto in tanto scosso per rimescolarne il contenuto. Quando il sole sarà tramontato, riponete il barattolo in luogo fresco ma riparato per poi tirarlo fuori ed esporlo al sole il giorno seguente.
Noterete che man mano l’olio inizierà a tingersi di rosso.
Dopo 40 giorni passiamo alla filtrazione dell’olio su carta strizzando bene il vegetale. Otterremo circa 230 grammi di olio, a cui aggiungeremo i 50 grammi di l’alcol che avevamo eseguito all’inizio.
Essendo alcol ed olio non miscibili avremo una netta separazione tra i due. L’alcool rimarrà in superficie, essendo più leggero dell’olio.
Lasciamo riposare all’ombra per 3-4 giorni questa miscela, mescolandola velocemente di tanto in tanto con un cucchiaino in maniera da realizzare delle micro goccioline alcool-olio.
L’alcool pian piano evaporerà, e lascerà i sui principi attivi nell’olio.
Ecco il nostro oleolito in doppia estrazione, con una percentuale di alcool molto bassa perché è evaporato quasi completamente, ma sicuramente più ricco del semplice oleolito, perché oltre ai composti liposolubili della pianta conterrà anche quelli alcool solubili.

Anche se quel poco di alcool rimasto fa da conservante, per evitare che l’eventuale residuo acquoso del vegetale faccia irrancidire l’oleolito, o comunque per una conservazione ottimale, si consiglia l’introduzione di un antiossidante naturale, come la vitamina E  allo 0,3%.
Dopo avere filtrati l’oleolito dai fiori lasciatelo riposare per 2-3 giorni in un recipiente alto e stretto e coperto con una garza. Trascorso questo tempo osservate se sul fondo si sia depositato un piccolo strato di acqua o depositi vegetali. Se occorrerà eliminarli  versare l’oleolito in un secondo recipiente, stando attenti a non versare anche la parte del fondo. Per maggiore sicurezza potete anche ripetete questo procedimento una seconda volta.

Controindicazioni

Cospicui studi farmacologici e clinici, effettuati sul vegetale, dimostrano che l’iperico è una vegetale sicuro, ma  può presentare alcune controindicazioni come la fotosensibilità durante l’esposizione ai raggi solari per cui, durante il periodo di assunzione, è bene evitare l’esposizione al sole e/o a lampade abbronzanti.

Diminuisce l’effetto anticoagulante del warfarin e può abbassare i livelli ematici della ciclosporina, usata contro il rischio di rigetto da trapianti. Riduce l’effetto dei contraccettivi oralipotenzia gli effetti degli antidepressivi di sintesi. Sarà necessario quindi sospenderne l’assunzione cinque giorni prima di ogni intervento chirurgico. Infine, non va assunto gravidanza e durante il periodo dell’allattamento.  Consiglio: consultare preventivamente il medico di base, prima di assumere la droga di iperico.